Unassyst annuncia la nomina a Rappresentante Delegata degli Executive Assistant nel settore Legal: Benedetta Boracchi.
Benedetta è Senior Legal Assistant dal 2006 presso BonelliErede, dove coordina le attività quotidiane del dipartimento “Labour”, è coinvolta in azioni di engagement aziendali e nella realizzazione di progetti speciali. Ama il lavoro di squadra, il confronto aperto e crede nella capacità di delega come strumento di efficientamento per l’azienda e azione motivazionale per le persone. Il suo mantra: “Le verità sono tante quante sono gli osservatori”.
“Gli Executive Assistant del Legal costituiscono un mondo a parte all’interno di questa categoria professionale. Le competenze, la formazione e il mindset seguono logiche diverse dagli altri settori. Essere una Legal Assistant significa scontrarsi con una serie di difficoltà a cui crediamo di poter dare una risposta e delle soluzioni con progetti di formazione mirati e una sana cultura del network.” (B. Boracchi)
Benedetta sarà supportata da Francesca Lauro, professionista con una consolidata esperienza nel settore Legal.
Buon lavoro Benedetta e Francesca!
Eliana Bertassello, Senior Executive Assistant del CEO di CBRE Italy, è stata nominata, da Unassyst, Rappresentante Delegata degli Executive Assistant nel settore Real Estate.
La sua nomina permette, a tutti gli assistenti del settore, di avere un rappresentante che possa far sentire la loro voce, portando avanti progetti e iniziative mirate.
Eliana nasce a Torino, dove si laurea in Economia e Commercio e dove inizia la sua esperienza di Assistente di Direzione. Con il trasferimento a Milano consolida la sua carriera lavorando in IKEA, Amazon e infine CBRE Italy, dove dal 2016 è Senior Executive Assistant del CEO Alessandro Mazzanti: “Il mio percorso professionale è stato scandito da due profonde convinzioni, che mi hanno portata ad avere un ruolo attivo in Unassyst: da un lato il potere del networking di generare flussi di crescita e cambiamento, dall'altro la visione dell’Executive Assistant come una vera e propria professione, meritevole di essere codificata e riconosciuta in quanto tale”.
La dott.ssa Bertassello e UNASSYST lavoreranno insieme per ampliare le prospettive di tutti gli Executive Assistant appartenenti al settore del Real Estate, identificando percorsi e progetti su misura per le loro specifiche esigenze e necessità.
“Sono onorata di rappresentare tutte le colleghe, un valore indiscusso non soltanto in CBRE, ma in tutte le aziende del settore, dove questa figura professionale è spesso sottovalutata. Credo fermamente che le Executive Assistant costituiscano un importante valore professionale non soltanto per i propri capi, ma anche e soprattutto nel contesto corporate di riferimento. Questa consapevolezza va alimentata in chi questo ruolo lo ricopre, ma anche all’interno dei nostri contesti professionali.” (Eliana Bertassello)
Parliamo ancora di competenze? Sì, e proprio in momenti di transizione e cambiamento come quello che stiamo attraversando che è necessario avere un’idea chiara di quello che il mercato si aspetta dalla professione. L’articolo di “Practically Perfect PA” fa riferimento a quelle skills specifiche di cui ogni assistente dovrebbe essere dotata per avere successo nel ruolo. Ciò sta a testimoniare l’importanza della formazione costante, sia sul piano delle hard skills, sia per quanto riguarda le human skills. Negli ultimi anni abbiamo abusato della definizione “soft skills”, come se intorno ad essa ci fosse sempre un alone di leggerezza e vacuità, quasi fossero sempre e comunque degli “accessori”, solo capacità relazionali, attitudini e tratti psicologici insiti nel nostro DNA, che sfuggono a qualsiasi tipo di misurazione. In realtà è dimostrato che queste skills sono perfettamente misurabili, acquisibili e allenabili. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che metodo e human skills sono un connubio inossidabile. Siamo pronti a cambiare prospettiva? Da cosa facciamo, a come lo facciamo!
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Chi tra noi ha mai sentito la sensazione di essere un’equilibrista?
Questo è il titolo emblematico che Save the Children ha dato al report annuale sulla situazione della maternità e dell’occupazione femminile in Italia. La situazione era già tragica in epoca pre covid: mancanza di servizi, di agilità sul lavoro, di condivisione delle mansioni in famiglia e molto altro. La pandemia non ha fatto che acuire queste difficoltà, che in molti casi si sono tradotte nell’ abbandono del posto di lavoro.
I dati sono impressionanti: 96.000 donne con figli minori di 5 anni hanno perso il lavoro! Quando potremo vedere concretizzarsi pacificamente il connubio realizzazione personale, carriera e desiderio di famiglia?
Articolo completo di SAVE THE CHILDREN
“La risata non è un’espressione inferiore della parola, bensì è un suono che, seppur inarticolato, nessun animale può emettere” ci avverte Virginia Woolf. Tutti d’accordo quindi sul fatto che ridere sia una cosa seria.
Per gli scienziati di tutto il mondo infatti i benefici psicologici e fisiologici della risata, a patto che sia autentica e non forzata, sono reali nella vita come nel lavoro. Uno studio della Mayo Foundation for Medical Education and Research, riportato da Huffington Post, ha rivelato che ridere riduce drasticamente gli ormoni dello stress: il cortisolo del 39%, l’epinefrina del 70% e la dopamina del 38%. Ridere migliora il rapporto con gli altri e con se stessi, influenzando positivamente le relazioni a livello privato e in particolare negli ambienti lavorativi ad alto livello di stress.
Sul luogo di lavoro l’abitudine alla risata o anche solo al sorriso, allenta la tensione, favorisce la relazione con i colleghi, il lavoro di gruppo, la leadership e le capacità di problem solving, rafforza le relazioni interpersonali, ma stimola anche il sistema immunitario rilasciando endorfine, gli "ormoni della felicità". Ridere in libertà è un vero toccasana, per il corpo e per l’umore, non fa scomparire il problema, ma permette alla persona di ritrovare uno stato emotivo da cui ricavare una rinnovata energia per agire.
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Nell’era post-pandemia si parla tanto di futuro del lavoro. Ma come saranno i lavoratori di domani? The Economist ha dedicato un intero inserto alle problematiche del lavoro e ci ha consegnato una visione estremamente positiva: il futuro del lavoro non è mai stato cosi radioso. È difficile da credere quando in Italia, nell’ultimo anno, quasi 1 milione di posti di lavoro sono andati persi. Tuttavia i segnali di una ripresa sono già visibili e la tesi dell’Economist è che il mondo del lavoro deve continuare ad evolversi e aggiornarsi. Non sarà un processo semplice, ma necessario. Ci potranno essere altre “vittime”, ma il risultato finale ci condurrà verso ambienti di lavoro più efficienti e più equi, dove la tecnologia non farà più paura e dove le scelte politiche-economiche saranno dettate dalla sostenibilità e dalla ricerca di un giusto equilibrio tra vita lavorativa e vita familiare. In quest’ottica l’articolo che vi proponiamo di Jacob Morgan - Keynote and Ted speaker e autore di svariati Best Sellers - ci fornisce la chiave per avere maggiore successo nel futuro, attraverso i suoi 7 principi!
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L'Intelligenza Artificiale è il nostro futuro? No, è il nostro presente.
Nel suo articolo, Leni Miller, fondatrice e presidente EA Search, un'azienda specializzata nella consulenza e nel supporto ai dirigenti di alto livello, ci invita a non considerare l'AI come un nemico, ma come una risorsa capace di creare nuove opportunità. La storia si ripete: come ai tempi dei word processors e poi dei primi computers, ora l'IA, nell'automatizzare il lavoro ripetitivo, ha il potenziale per migliorare il ruolo degli Executive Assistants e degli Office Professionals, a patto che si informino e si formino in un processo di lifelong learning, per divenire promotori di nuove idee, creatori di valore e di nuovi stimoli per la propria figura professionale.
L'IA è un valido alleato per una professione pronta per evolversi ulteriormente e perfezionarsi con il pieno utilizzo delle tecnologie presenti e future.
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Un paese può crescere lasciando indietro le donne? È ormai assodato che l’emergenza Covid-19 si sia riversata in modo netto sull’universo femminile, inasprendo quelle disuguaglianze che, al contrario, dovrebbero essere combattute. Prima della pandemia le donne occupate erano faticosamente arrivate al 50 per cento del totale, che è già una percentuale bassa. Al momento in Italia sono al 48,5 per cento (in Europa il 62 per cento). Per capire la gravità della situazione, va detto che le giovani italiane hanno il tasso di occupazione più basso d’Europa, inferiore a quello della Grecia. E si parla di donne che sono più istruite degli uomini, ma che il nostro Paese non riesce ad occupare. Secondo la Banca d’Italia, se il tasso di occupazione femminile arrivasse al 60 per cento, il PIL crescerebbe di 7 punti.
Un dato positivo si evince anche dalla ricerca ENI: da quanto emerge dalle conversazioni on line, nonostante l’emergenza, pare che le persone non si siano dimenticate delle discriminazioni di genere. L’ENI Datalab – laboratorio di data science, analytics e intelligenza artificiale del colosso dell’energia – ha analizzato il tema della gender equality, che è il numero 5 dei 17 dei Sustainable Development Goals, attraverso ciò che emerge dalla rete. Le parole connesse a uguaglianza di genere sono presenti ovunque nelle ricerche di Google, anche se l’Italia è al 71° posto dei 76 paesi considerati. Significativo è che il 48% circa delle persone che dialogano di questi argomenti sia di genere maschile. Li vogliamo definire timidi segnali positivi, ma c’è ancora tanta strada da percorrere.
